Cosa è stato il 2019 per la protezioone dei dati personali?

Un anno importante in cui ha preso le mosse, di fatto, la piena applicazione del GDPR.

Sintesi

GDPR: la legge dell’anno

Il 2019 è stato l’anno di prima applicazione del Regolamento europeo noto come GDPR; un tema scottante, stando ai risultati dell’Eurobarometro del 2019 secondo cui il 67% degli intervistati (49% in Italia) ne aveva sentito parlare (Alert del 4/7) ma ancor di più se si considera che nell’anno precedente si erano registrate più di 300 mila menzioni sui media internazionali (Editoriale del 31/1).

Le prime interpretazioni

In parallelo, il Comitato europeo (cosiddetto “EDPB”) che raccoglie i rappresentanti delle Authority privacy nazionali, ha iniziato a svolgere a pieno ritmo e con continuità il proprio lavoro: si sono avuti i primi indirizzi sui codici di condotta che servono ad integrare le norme del GDPR con regole “dal basso”, dettate dai rappresentanti di specifici settori (Editoriale del 28/2), l’uso dei dati personali nei servizi online (Editoriale del 31/10), la videosorveglianza (Editoriali del 25/7, 5/9, 19/9), la privacy by design e il controverso diritto all’oblio (entrambi in consultazione pubblica); contemporaneamente sono state pubblicate in versione definitiva, esauritasi la procedura di consultazione pubblica, altre importanti linee guida su certificazione (Alert del 20/6) e accreditamento (Alert del 4/4) nonché sulla individuazione dei casi per i quali anche aziende non europee sono catturate dal GDPR e devono sottostare alle sue rigorose prescrizioni (Editoriale del 28/11).

Uno standard internazionale

Dopo tanti dibattiti e contrasti – il GDPR ha impiegato quattro anni per venire alla luce ed altri due per essere pienamente applicabile – questo set di regole e principi è divenuto di fatto uno standard internazionale; paesi come la Turchia, la Svizzera, Israele, l’Argentina (Alert del 7/3) si sono uniformati ma anche altri sono stati attratti dalla sua forza gravitazionale come il Giappone (Editoriale del 31/1), la Corea del Sud (idem), l’India, il Brasile, la Russia ed altri insospettabili come la Cina, che ha iniziato a discuterne.