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Controlli difensivi: ultime da Cassazione

I bollettini di House of Data Imperiali sono degli estratti delle Puntate del Servizio di Informazione Giuridica (SIG), a cura dell’Avv. Rosario Imperiali d’Afflitto.

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Controlli difensivi: ultime da Cassazione

In relazione alla disciplina sui controlli a distanza dell’attività dei lavoratori, sancita dall’articolo 4 dello Statuto, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha sviluppato la tesi dei cosiddetti “controlli difensivi” per sottrarre alla procedura dell’accordo sindacale o dell’autorizzazione amministrativa, quei controlli tramite apparecchiature, effettuati dal datore in presenza di fondati sospetti della commissione di illeciti estranei alla prestazione lavorativa, da parte di propri dipendenti.

Due recenti sentenze della Cassazione hanno arricchito l’elaborazione giurisprudenziale su questo delicato tema finalizzato all’individuazione di «un adeguato bilanciamento tra le esigenze di salvaguardia della dignità e riservatezza del dipendente e quelle di protezione, da parte del datore di lavoro, dei beni (in senso lato) aziendali». Una di queste, in particolare, ha affrontato l’interessante questione se tale istituto possa ritenersi ancora applicabile dopo la riforma del citato articolo 4 ad opera del Jobs Act .

Legittimità dei controlli difensivi dopo la riforma

La Cassazione con sentenza n. 25732 del 2021 ha confermato la legittimità dei controlli difensivi anche dopo la modifica dell’art. 4 dello Statuto, modifica effettuata dall’art. 23 del D.lgs. n. 151/2015 e dall’art. 5 del D.lgs. n. 185/2016.

 

Fatti

I fatti che hanno portato alla decisione della Cassazione hanno riguardato il controllo effettuato da un datore che è acceduto, tramite il proprio amministratore di sistema, al computer di una lavoratrice per verifiche resesi necessarie in seguito alla diffusione di un virus nella rete aziendale (ransomware) che aveva criptato i file all’interno di vari dischi di rete, rendendo gli stessi illeggibili e inutilizzabili.

In occasione dell’accertamento (incident analysis), veniva appurato che il file infetto risiedeva nella cartella di download del pc della lavoratrice e, contemporaneamente, venivano rilevati numerosi accessi da parte di quest’ultima a siti visitati per ragioni private, per lungo tempo e durante l’orario lavorativo. A seguito di ciò viene irrogato alla dipendente un provvedimento di licenziamento.

 

Cassazione Lav. n. 33809/2021

Il caso oggetto della successiva decisione di Cassazione n. 33809/2021 è altrettanto emblematico e porta a conclusioni difformi dalla precedente.

 

Comparazione tra Cass. n. 25732/2021 e Cass. 33809/2021

I giudici della sentenza n. 25732/2021 hanno emesso il principio di diritto secondo cui il controllo difensivo può ritenersi al di fuori dell’ambito applicativo dell’articolo 4 dello Statuto solo se

  • si sia «in presenza di un fondato sospetto circa la commissione di un illecito»
  • «sia assicurato un corretto bilanciamento tra le esigenze di protezione di interessi e beni aziendali, correlate alla libertà di iniziativa economica, rispetto alle imprescindibili tutele della dignità e della riservatezza del lavoratore»
  • «il controllo riguardi dati acquisiti successivamente all’insorgere del sospetto».

Proprio quest’ultima condizione dei dati acquisiti dopo l’insorgere del sospetto rappresenta il principale elemento di novità della sentenza n. 25732, (cioè, il controllo può avvenire solo dopo l’insorgere dei sospetti).

I giudici della sentenza n. 33809/2021, in senso contrario ai colleghi che hanno emesso la  sentenza n. 25732, hanno ritenuto legittimo il controllo a scopo unicamente difensivo operato da un’azienda «retrospettivamente rispetto ad una condotta posta in essere nel corso di un rapporto di lavoro ormai cessato»; pertanto, questa seconda decisione, disattende la tesi di Cass. n. 25732/2021 che ritiene legittimi i soli controlli sulle informazioni acquisite successivamente all’insorgere dei sospetti, affermando la legittimità del controllo difensivo aziendale operato mediante l’analisi retrospettiva dei dati della messaggistica Skype intercorsa con l’ex dipendente.

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